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Appunti per una definizione di Architettura October 23, 2006

Posted by Marco in Architetti.
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La vera bellezza è rara, proprio come è raro tra gli uomini l’uomo capace di compiere uno sforso su se stesso, di scegliere cioè un certo se stesso e di imporselo.
(Paul Valéry)

. Avvertenza.
Questo breve testo è una raccolta di materiale di riferimento per la progettazione. In esso ho voluto fissare quei pensieri che mi sembra urgente comunicare per chiarire da subito come la penso.

L’appunto è la forma di linguaggio che meglio si presta a questo tipo di operazione: coglie il pensiero sul nascere, ne è la trascrizione più fedele.
Per contro però, soffre di una notevole precarietà: è per sua natura provvisorio.

Così questo breve testo risulta essere una raccolta di materiale grezzo, non finito, che necessita di ulteriore manipolazione, che attende cioè di essere ordinato in un discorso compiuto.

Questo tipo di operazione, però, per adesso non mi interessa. Quello che mi preme fare è esclusivamente di indicare, tramite le annotazioni di questo quaderno, la tendenza, la linea di pensiero che riconosco e con la quale di volta in volta affronto il lavoro di progettazione.

Ora, intendiamoci, non intendo in nessun modo imporvi il “mio” modo di pensare l’architettura. Siete liberissimi di pensarla in modo diverso, anzi credo che all’interno di un corso o di un laboratorio le diversità di opinioni siano positive e stimolanti. No, non è questo, anzi credo sia esattamente il contrario.

Inizio il corso con queste note perchè credo che il primo atto di responsabilità che un progettista è chiamato a dare nei confronti del proprio lavoro sia quello di fare una scelta di campo, cioè di individuare in anticipo quale architettura intende fare. Ecco con queste note vorrei suscitare in voi riflessioni di carattere generale sull’architettura in quanto tale.

In pratica vi do la mia definizione d’architetture per spingervi a fare altrettanto, per stimolare vostre riflessioni a riguardo, per invitarvi ad individuare, a scoprire e definire la “vostra architettura” e possibilmente ad aiutarvi a perseguirla durante il lavoro che faremo insieme.

. 1.
L’architettura è un fatto permanente. La sua comparsa segna la nascita della civiltà e della sua espressione più alta: la città.
Dalla preistoria in poi lo sviluppo dell’architettura è stato un fatto straordinariamente continuo: ad architettura è seguita architettura. L’arte di edificare non ha mai conosciuto interruzioni.
Nonostante ciò l’architettura è nel tempo un fatto straordinariamente unitario.

. 2.
L’architettura è un fatto destinato a durare nel tempo. La solidità è la sua fondamentale caratteristica. Un edificio, per essere architettura, deve aspirare ad essere duraturo. Ma resistere alle intemperie, all’usura e all’incuria non basta. Si pensi ad esempio al teatro greco, esso è il prodotto di un momento storico unico ed irripetibile, distante molti secoli dalla nostra cultura architettonica. Eppure, ciononostante, è un fatto solidamente presente, in quanto definitivamente acquisito all’esperienza che l’architettura ha di sé e, come tale, invariabilmente, torna ad essere materia di progetto.
Questa ostinazione a costituirsi come fatto duraturo, fatalmente attuale, è attributo fondamentale dell’architettura ed è il segno che distingue l’opera dei più grandi.

Penso ad esempio, all’architettura di Palladio, di Boulèe, di Mies, a quella di Adolf Loos e alle sue parole per il progetto del Chicago Tribune: “La grande colonna dorica verrà costruita. Se non a Chicago in qualche altra città. Se non per il Chicago Tribune per qualche altro giornale. Se non da me da qualche altro architetto.”

. 3.
L’architettura manifesta la civiltà da  cui è nata. Ne traduce le tensioni, gli ideali, la cultura, i forme permanenti, in edifici di pietra e cemento. Per capire la magnificenza dell’antica Roma bisogna guardare alla sua architettura.

L’architettura è l’opera pubblica per eccellenza.

Il suo prodotto è sempre più sociale che individuale. In questo senso l’architettura non è paragonabile alle altre forme d’arte. Alberto Savinio nel 1938, scrive: “l’architettura si rispecchia nel tempo, la faccia di ogni epoca si riflette nella propria architettura, simili relazioni corrono tra tempo e architettura quali tra mare e cielo. Perché si continua a dire che l’architettura è un’arte?”

L’architettura è l’espressione della collettività da cui è prodotta, ne è, tutto sommato, una riproduzione abbastanza fedele.
Ma al tempo stesso essa costituisce un fatto con cui, a sua volta, la collettività si confronta, un fatto estremamente importante per l’immagine che la collettività si forma di sé.
L’architettura deve essere in grado di adempire a questo particolare incarico pubblico. i fatti che la mettono in relazione con la collettività non possono essere ignorati. L’architettura deve poter essere condivisa dai più. Per questo il suo linguaggio è (o dovrebbe essere) un linguaggio immediato.

. 4.
“Rien de plus inelegant e de plus ineficace qu’un art conçu dans la forme d’un autre” Robert Bresson

L’architettura è una disciplina in sé conclusa, basata su fatti interni, noti, immutabili, che non si concede novità, invenzioni o individualismi, ma che al contrario, si ostina a produrre sempre, sostanzialmente, copia di sé.

Oggi vediamo sempre più spesso architetture che fanno il verso ad espressioni d’arte contemporanea sperimentali come sculture o istallazioni multimediali. Questo continua ricerca del nuovo e sorprendente, questo continuo sperimentare nuovi linguaggi nella spasmodica ricerca di uno stile personale riconoscibile non fatto bene all’architettura contemporanea.

L’architettura dovrebbe tornare ad esprimere il nostro tempo e la nostra contemporaneità ma senza rinunciare al suo linguaggio specifico, senza cioè prendere in prestito forme e logiche di espressioni artistiche diverse da sé e che nascono sempre con motivazioni e obiettivi, che poco hanno a che vedere, ad esempio, con temi propri del nostro mestiere quali ad esempio “la casa dell’uomo”.

Per comprendere questa particolare natura del linguaggio architettonico può essere utile un paragone con il mestiere, ma parlare di architettura come di un lavoro artigianale, come un insieme ordinato di norme precise, accettate collettivamente, su cui basare l’attività creativa, credo sia sbagliato.

Per l’architettura il mestiere più che come punto di partenza si costituisce semmai, come un fine ultimo, una situazione ideale.

Regolarità, chiarezza, semplicità, ordine in architettura non sono mai fatti dati, ma sempre difficili conquiste.

. Conclusione.
Ho appena cercato di dire, grosso modo, cosa intendo per architettura. Resta ora da chiedersi quale è il rapporto fra le annotazioni qui contenute e il fare architettura, in che senso cioè, la ricerca di una definizione di architettura può essere intesa come parte del progetto.

Gli appunti, i brevi pensieri, qui raccolti, indicano una tendenza, un orientamento, una base con cui sviluppare un’analisi. Un’analisi dell’architettura tesa soprattutto a cogliere gli aspetti fondamentali, i principi primi, gli elementi costanti e immutabili, per la quale, quindi la storia ha un peso molto relativo, e fatti, personaggi, architettura fra loro distanti nel tempo e nello spazio, acquistano significato e diventano di fatto compresenti, attuali.

Un’analisi architettonica così concepita è, io credo, un momento fondamentale per operare una scelta, per definire un proprio campo di ricerca, per individuare, cioè, quei principi e quei fatti di architettura che nel procedimento progettuale diventano “elementi della composizione”.

Il legame fra questa secca raccolta di appunti e il fare architettura è tutto in queste affermazioni. Perché infine credo che l’attività progettuale non sia altro che il continuo riflettere ed approfondire – nei modi e nella tecnica che le sono propri – la nostra concezione d’architettura.

. Appendice.
Sono di seguito raccolti brevi brani di alcuni tra i miei autori preferiti. Queste lapidarie citazioni rivendicano in gran parte la paternità di quanto sopra scritto.

——————————————————————————————————–

Gli edifici accompagnano l’umanità fin dalla sua preistoria. Molte forme d’arte si sono generate e poi sono morte […] ma il bisogno dell’uomo di una dimora è ininterrotto. L’architettura non ha mai conosciuto pause
(Walter Benjamin)

La fusione degli elementi più diversi nell’unità dell’insieme, che caratterizza l’immagine della città di Roma raggiunge un’efficacia non meno reale nella forma del tempo, […] la diversità delle epoche è diventato intreccio, contemporaneità. Si può dire che passato e presente sono in Roma una cosa sola […] certo la presenza del corso storico delle cose non si tace mai in Roma. Ma il portentoso è che anche nel temporale, i singoli elementi sembrano qui differenziarsi soltanto per incontrare, nel modo più impressionante, potente, completo, l’unità nella quale alla fine si risolvono.
(George Simmel)

Io penso che si possa dire questo, che i principi dell’architettura in quanto fondamenti, non hanno storia, essi sono fissi e immutabili, ma continuamente diverse sono le situazioni concrete
(Aldo Rossi)

Seneca afferma che lo stolto è colui che deve sempre ricominciare da capo.
(Aldo Rossi)

Rimettere il passato al presente. Magia del presente
(Robert Bresson)

Creare non significa deformare o inventare persone o cose. Vuol dire distinguere fra persone e cose che esistono già così come sono, rapporti nuovi.
(Robert Bresson)

Nell’affascinante, complessa testimonianza che l’architettura offre di sè, vi sono edifici e personaggi, testi tecnici e autobiografie. Quest’arte così antica mostra forse più delle altre la disparità dei contenuti e la loro differente fortuna nel tempo.
Malgrado ciò, sembra che per l’architettura, se avessimo ancora sufficiente fantasia da volerne costruire un’immagine ideale, la cosa dovrebbe essere relativamente facile, molto più facile che per qualsiasi altra attività artistica.
Questo perché nonostante tutto l’architettura, nel tempo, è un fatto straordinariamente unitario.
(Giorgio Grassi)

E’ solo l’attenzione costante alle cose che ci circondano, ai fatti risaputi che è capace di mettere in evidenza tutta la complessità e la ricchezza che ancora possono manifestare.
(Giorgio Grassi)

Può darsi che qualcuno pensi che oggi sia ancora possibile vedere nella storia le differenze e non le affinità, che si possono ignorare i legami sempre più stretti e sottili che in essa si siano stabiliti; ma ormai sappiamo che questo porta invece alle sintesi provvisorie cui siamo abituati.
(Giorgio Grassi)

L’unica definizione che possiamo ancora ragionevolmente ripetere è che l’architettura sono le architetture: tutte, quelle ideate e quelle realizzate e poi i principi e le teorie; tutto questo è architettura.
(Giorgio Grassi)

Ogni nuova opera non potrà essere altro che una rappresentazione tutto sommato abbastanza fedele a quante le hanno precedute.
(Giorgio Grassi)

A differenza dell’edilizia che può scomparire, anzi, nasce per essere periodicamente sostituita (come l’automobile) l’architettura aspira a durare nel tempo.
(Giovanni Muzio)

Quando un gruppo è inserito in una parte dello spazio la trasforma a sua immagine, ma al tempo stesso si piega e si adatta a dei fatti materiali che gli resistono. Esso si rinchiude nell’ambito che ha costruito. L’immagine dell’ambiente esterno e dei rapporti che ha stabilmente con esso, acquista un ruolo essenziale nell’idea che il gruppo si forma di sé.
(Maurice Halbwachs)

Il fatto è appunto questo, che la pittura non è in grado di proporre l’oggetto alla ricezione collettiva simultanea, cosa che invece è sempre riuscita all’architettura, che riusciva un tempo all’epopea e che riesce oggi al film
(Walter Benjamin)

L’architettura ha sempre fornito il prototipo di un’opera d’arte la cui ricezione avviene nella distrazione e da parte della collettività.
(Walter Benjamin)

La storia dell’architettura è più lunga di qualsiasi altra arte. Rendersi conto del suo influsso è importante per qualunque tentativo di comprendere il rapporto tra le masse e l’opera d’arte.
(Walter Benjamin)

La casa deve piacere a tutti. A differenza dell’opera d’arte che non ha bisogno di piacere a nessuno. L’opera d’arte è una faccenda privata dell’artista. la casa no.
(Adolf Loos)

Intendo l’architettura in senso positivo come una creazione inscindibile dalla vita e dalla società in cui si manifesta; essa è in gran parte un fatto collettivo.
(Aldo Rossi)

L’architettura è un fatto ingombrante, voluminoso, una presenza fisica che trasforma (non è un libro o un disegno)
(Giorgio Grassi)

Di fatto l’architettura fa i conti innanzi tutto con sé stessa, cioè con i caratteri suoi specifici, ma al tempo stesso con l’incarico che le è proprio. Da questo punto di vista la questione del rapporto con il pubblico è imprescindibile. Per questo il linguaggio d’architettura è (o dovrebbe essere) un linguaggio immediato.
(Giorgio Grassi)

Un solo pensiero accomuna fra loro i grandi architetti: Così come costruisco io avrebbero costruito anche gli antichi romani
(Adolf Loos)

Niente di più inelegante ed inefficace di un’arte concepita nella forma di un’altra.
(Robert Bresson)

Con le belle arti nessuna concorrenza.
(Robert Bresson)

E’ chiaro che musica e architettura sono entrambe arti che non hanno bisogno di imitare le cose; sono arti in cui materia e forma hanno tra loro un rapporto molto più intimo che altrove; l’una e l’altra si rivolgono alla generale sensibilità. Entrambe ammettono la ripetizione, mezzo onnipotente; entrambe ricorrono ad effetti fisici della grandezza e dell’intensità, con cui possono stupire i sensi e la mente sino all’annichilimento. Infine, la loro rispettiva natura permette o suggerisce un’abbondanza di combinazioni e di sviluppi regolari che le collegano o le confrontano con la geometria e l’analisi.
(Paul Valéry)

Novità non vuol dire né originalità né modernità.
(Robert Bresson)

L’architettura fà i conti innanzi tutto con sé stessa.
(Heinrich Tessenow)

Oggi vediamo l’architettura fare, sempre più spesso, il verso alla pittura, oppure alla scultura: voglio dire che vediamo l’architettura prendere a prestito tecniche che non le sono specifiche […], ricerche architettoniche che rimandano a qualcos’altro che non l’architettura quale è ed è sempre stata.
(Giorgio Grassi)

Se per accademia intendiamo infine il tentativo di nascondere la nostra pochezza, la nostra incapacità interpretativa dietro a forme svuotate comunque di senso, allora dobbiamo chiamarla con il suo sinonimo moderno; cioè con il professionalismo
(Giorgio Grassi)

L’architettura è prima di tutto un’attività pratica. Vedere le cose e trasportarle. Questo è il problema.
(Giorgio Grassi)

Io credo che l’invenzione, la capacità inventiva, non faccia parte della dotazione necessaria di un architetto. Il suo strumento è l’immaginazione che si applica sempre a cose note.
(Giorgio Grassi)

L’imitazione non come rievocazione nostalgica, ma come comprensione e superamento.
(Giorgio Grassi)

Vi è una grande differenza tra il parlare sui greci e il parlare da greco. Così mentre ogni piccolo artista cerca il suo spazio originale, i migliori si propongono di copiare gli antichi e di parlare come essi.
(Aldo Rossi)

L’analogia è una forma di sicurtà. Serve a convincerci che il terreno intorno è sodo (è abitabile, è abitato) e noi non rischiamo d’incamminarci nel vuoto. L’analogia è una forma di civismo, di socievolezza. Guai se ci mancasse intorno il tessuto delle analogie.
(Alberto Savinio)

Nel lavoro di composizione, quasi ogni immagine di persona o di cosa viene fuori accompagnata naturalmente da un “come”: il tale è “come”, la tale cosa è “come”. Poi molti “come” la revisione li elimina per ragione di nettezza, snellezza, eleganza di periodo; ma l’analogia rimane sotto il segno della pagina.
(Alberto Savinio)

Il fatto è che ci sono, come è noto,  due tipi di semplicità, una cattiva e una buona: l’una è la semplicità come punto di partenza, quella che viene cercata troppo presto, l’altra è la semplicità come risultato, come ricompensa che arriva solo dopo lunghe fatiche
(Giorgio Grassi)

Talvolta è facile vedere che al di là di questa teoria (d’architettura) ci deve essere un grado di insegnamento superiore, una critica di una natura molto più sottile: non quella che da le regole, ma quella che rimonta alle sorgenti donde emanano le leggi; non quella quella che compila le leggi, ma quella che ne penetra lo spirito, non quella che attinge i suoi principi alle opere, ma quella che da per principi alle opere le leggi medesime della nostra natura.
(Quattremere de Quincy)

Forme che somigliano ad idee. Considerale idee vere e proprie
(Robert Bresson)

Il primo principio di una teoria credo sia l’ostinazione su alcuni temi […] operare una scelta all’interno dell’architettura e cercare di risolvere sempre quel problema.
(Aldo Rossi)

Per la musica come per l’architettura ogni opera rappresenta un confronto diretto con l’esperienza del passato e si manifesta come una scelta e come riaffermazione rispetto a questo passato, esibendo ciò nel modo più immediato: palesando, cioè, una forma.
(Giorgi Grassi)

Dovremmo essere in grado di formulare con chiarezza da quale architettura nasce la nostra architettura.
(Aldo Rossi)

Comments»

1. cosmico - October 23, 2006

ciao marco,
volevo farti sapere che ho cambiato indirizzo del mio blog, il vecchio lo tengo per il progetto del loft. Il nuovo e’ http://cosma.apartstudio.com – ancora non c’e’ niente ma inizio a scriverci qualcosina di quello che penso dell’architettura🙂

a presto,
cos

2. cosmico - October 24, 2006

un messaggio per tutti.. ieri sera ho deciso che il mio sito sarà qualcosa di più di un semplice blog. Così ci ho messo un forum dove possiamo discutere, chiedere domande, ecc. e altre cosine utili.. mano a mano lo voglio espandere. Se avete tempo registratevi, date un’occhiata in giro e aggiungete il link al vostro blog (dal menu che appare nella homepage a destra quando siete registrati). Spero che vi piaccia e che soprattutto ci sia utile!!

Ci vediamo sul forum!
:cos:

3. sabina cuccibar - November 17, 2006

“L’architettura è un fatto permanente”…non posso trovarmi d’accordo con questa sua affermazione. Di fatto è necessario distinguere di che tipo di architettura stiamo parlando e soprattutto appartenente a quale generazione e se si sta parlando della permanenza dei codici architettonici o della permanenza della fisicità dell’architettura. Ci troviamo in un’era dove la permanenza diventa sconveniente e presto, presumibilmente,impossibile. Le architetture piu’ adatte attualmente risultano essere quelle pensate per poter essere aggiornate. Ritengo che non sia possibile fare affermazioni di questo tipo nell’era della complessità e della perdita di importanza della proprietà stessa. L’oggetto permanente sarà vecchio tra due anni. l’architettura permanente presumibilmente creerà dei problemi nel futuro. Ciò che fa parte dell’identità di un luogo e la crea ha il dirittto e il dovere di essere permanente, ma ritengo che in un corso di progettazione sarebbe doveroso rendere partecipi gli studenti che i fatti globali stanno volgendo verso direzioni che ci mettono nella posizione degli scommettitori. Quindi dire che la nuova architettura sia inequivocabilmente un fatto permanente nn è completamente corretto. Il fattor comune della nostra epoca sociale è il cambiamento e, come lei stesso afferma, architettura è specchio sociale.

4. andresen - November 17, 2006

cara Sabina, comprendo e apprezzo il tuo punto di vista ma naturalmente non lo condivido. Hai ragione quando dici che l’architettura è lo specchio del tempo, hai anche ragione quando definisci il nostro tempo come il transitorio, il fuggitivo, il contingente. Credo però che tu abbia torto quando desumi semplicemente che “quindi” anche l’architettura debba assumere valori provvisori e diventare una disciplina dai valori “stagionali” come la moda.

No, non credo sia così semplice.

Credo piuttosto che l’architettura abbia un compito preciso…difficilissimo…dare forma all’oggi e contemporaneamente rispondere alle istanze di qualità di domani.

Questa “solidità”, questa “firmitas” per dirla con Vitruvio, credo che sia una caratteristica irrinunciabile, per cui la mia opinione è piuttosto netta: se un manufatto esprime valori permanenti è Architettura, il resto è edilizia e va bene cambiarla periodicamente.

Qual’è secondo me un Architettura contemporanea che “esprima valori permanenti”?
Semplice: non esiste.

Ma questa è un’altra storia

ciao e grazie del tuo commento


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