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Tre cose prima di iniziare… February 16, 2006

Posted by Marco in Articoli, tre cose....
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Il primo obbiettivo di questo corso è acquisire gli strumenti di lavoro del progettista.
Non ci interessa tanto produrre un determinato progetto quanto piuttosto acquisire un metodo, una tecnica, un sistema ordinato di regole e procedimenti con i quali affrontare il lavoro di progettazione.
Impareremo a studiare l’architettura, a distinguere l’architettura, a vedere l’architettura con gli occhi del progettista, con gli occhi di chi vuole imparare “come si fa“.
Come dei ladri nel buio seguiremo l’opera di grandi maestri pronti a “rubargli” i segreti del mestiere alla prima occasione.

Cercheremo di guardare all’architettura con gli occhi degli “addetti ai lavori” e non ci lasciaremo influensare dalla forma ma cercheremo al contrario di “penetrarla” per scoprire “il suo segreto tecnico“, per capire cioè quell’insieme di ragionamenti e pensieri che precedono la forma stessa e la determinano.
I temi che svilupperemo con il lavoro in classe sono:

  1. Architettura da Architettura. La prima cosa che impareremo è che l’Architettura si impara studiando l’Architettura, tutta: quella costruita e quella solo progettata o solo pensata. Dobbiamo sempre essere in grado di dire con estrema precisione da quale architettura proviene la nostra architettura.
  2. Solo con i Maestri. La seconda cosa che impareremo è che dobbiamo saperci scegliere bene i maestri. “Rubare” si, va bene, ma solo a quelli che il “mestiere” lo sanno fare veramente, ai grandi Architetti del passato e dei nostri giorni. Buona parte del corso sarà dedicata a conoscere più da vicino le nostre “vittime”
  3. Il terzo nome. “Il Gatto ha tre nomi…e noi dobbiamo imparare il terzo nome del gatto, il nome che lui solo conosce e che non ha nessuna intenzione di dirci”. Questa storiella che racconto all’inizio di ogni corso per ricordare la terza cosa che dobbiamo imparare. Dobbiamo cioè imparare a guardare l’architettura esclusivamente dal di dentro. Mai lasciarci influenzare dal suo aspetto esteriore, mai fermarci alla forma. La forma è l’ultimo passo di un lungo processo. A noi interessa appunto il processo, il metodo: “come diavolo si fa a fare una buona architettura”. La forma in quanto tale la lasciamo volentieri a coloro che si occupano d’altro, a coloro che scrivono o parlano d’architettura, noi l’architettura dobbiamo farla e non è la stessa cosa.

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